L’aliyah di Falash Mura finirà in Luglio?

Nonostante che l’ultimo aereo di immigrati etiopi sia previsto atterrare in Israele all’inizio di Luglio, gli avvocati dell’aliyah di Falash Mura sperano che un intervento in estremis del Primo Ministro israeliano estenderà il diritto di immigrazione ad altri 8500 etiopi.

Il precedente Presidente della corte suprema israeliana, Meir Shamgar, ha tenuto alla fine di Maggio un incontro a porte chiuse con Ehud Olmert per convincerlo ad una verifica immediata dell’idoneità all’immigrazione di 8500 etiopi da aggiungersi agli 8700 già controllati. Anche una coalizione di avvocati sta facendo appello ai membri della Knesset, raccogliendo attorno a se’ ebrei americani e cercando un modo per obbligare Israele ad accettare nuovi immigranti etiopi.

“L’esperienza ci insegna che quando il Governo israeliano dice no, se noi, membri della comunità, teniamo duro, allora possiamo vincere” sostiene Avraham Neguise, avvocato dell’aliyah etiope e direttore di South Wing of Zion, un gruppo israelo-etiope. “Spero che il primo Ministro si renderà conto della situazione e che non commetterà altri errori”.

La campagna, lanciata diversi mesi fa, è tornata nuovamente urgente a fronte dell’esaurirsi degli aiuti economici dell’Unione delle Comunità Ebraiche (UJC) e dell’imminenza di quella che dovrebbe essere l’ultima aliyah di massa dall’Etiopia.

Dopo che 17000 etiopi sono arrivati in Israele grazie alla decisione del Governo di Ariel Sharon di estendere l’aliyah nel 2003, oggi sembra che l’aliyah sia giunta alla fine. Il Ministro degli Esteri israeliano, responsabile del controllo di chi sia accettabile per l’immigrazione, diversi mesi fa ha deciso di basarsi su di una lista – del 1999 – di potenziali candidati etiopi. Oggi questa lista è chiusa, secondo la portavoce del Ministro Sabine Hadad.

Le UJC hanno recentemente annunciato di avere raggiunto 71 milioni di dollari e di considerare con ciò terminate le loro donazioni all’Etiopia. Anche il ramo nazionale del network nord americano della locale Federazione Ebraica ha messo da parte, a favore dell’immigrazione etiope, 100 milioni di dollari.

L’Agenzia Ebraica per Israele, che coordina l’immigrazione dall’Etiopia e l’inserimento in Israele, ha anticipato che l’ultimo volo arriverà in Israele all’inizio di Luglio. “L’Agenzia Ebraica sta riducendo la propria attività basandosi sulla decisione del Governo di porre fine all’aliyah di Falash Mura” ha detto il portavoce dell’Agenzia Michael Jankelowitz.

Tuttavia la coalizione di attivisti preme per un’ulteriore aliyah sostenendo che, allo stato attuale delle cose, il governo dovrebbe controllare ancora 8500 etiopi. Si tratterebbe – dicono gli attivisti – di persone che compaiono nella lista del 1999 ma che sarebbero rimaste nei loro villaggi di campagna piuttosto che spostarsi nelle città di Gondar o Addis Abeba, dove si raccoglieva la maggior parte dei richiedenti in attesa che i loro casi venissero esaminati. Le corti israeliane non accettano però questa argomentazione e sostengono invece trattarsi di un nuovo gruppo. Nonostante ciò, la coalizione continua, ormai da Dicembre, la sua campagna.

“So che la gente ha l’impressione che questa immigrazione non finirà mai, che continuerà ancora, e che forse non si tratta nemmeno di ebrei” ha detto Irwin Cotler, precedente Ministro della Giustizia canadese e per lungo tempo avvocato dell’aliyah etiope. “La nostra posizione continua a basarsi su due punti: uno, si tratta di un gruppo definito e limitato a 8500 persone, due, non stiamo dicendo che 8500 persone debbano arrivare in Israele ma che 8500 sono le persone che devono avere il diritto di vedere i loro casi esaminati secondo la legge”.

Al cuore della controversia c’è la paura che quest’immigrazione continuerà ancora a lungo: l’aliyah etiope è stata varie volte dichiarata finita, ma poi sempre estesa. Nel 2003 il Governo decise di verificare l’idoneità all’immigrazione di un ulteriore gruppo etiope. Tale posizione rifletteva il desiderio sia di portare etiopi con origini ebraiche nella loro terra, sia di limitare il numero di immigranti a coloro che avessero origine ebraiche comprovate. Diversamente dagli etiopi che arrivarono in Israele con le operazioni Mosè e Salomone, nel 1984 e 1991 rispettivamente, i Falash Mura non sono però ebrei praticanti, cosa che ha reso estremamente difficile accertare un effettivo legame – di eredità o di matrimonio – con ebrei etiopi i cui progenitori si sarebbero convertiti al Cristianesimo più di cento anni fa per sfuggire a discriminazioni sociali ed economiche.

Per essere accettati come immigranti, gli Etiopi devono dimostrare sia di avere un parente già in Israele, sia di essere legati da parte materna all’ebraismo o di essere sposati a qualcuno che possa provare di esserlo. Inoltre i Falash Mura devono anche accettare, come condizione per la loro aliyah, di abbracciare l’ebraismo. Piuttosto che immigranti secondo la Legge del ritorno, gli Etiopi possono essere meglio qualificati secondo uno statuto di ricongiungimento famigliare, la Legge di entrata.

Alcuni osservatori, inclusi gli immigrati stessi, hanno avvertito che etiopi con dubbie origini ebraiche stanno sfruttando il sistema per sfuggire alla disperata povertà in cui vivono nella speranza di trovare una migliore sistemazione in Israele. Gli avvocati dei Falash Mura rispondono che, tranne casi isolati, coloro che arrivano in Israele hanno origini legittime.

Una portavoce di Olmert, Gali Cohen, ha riferito che il Primo Ministro è interessato ad accettare eventuali nuovi immigranti, ma che al momento non c’è un piano d’azione concreto per tale estensione. Cohen ha detto che l’incontro di Shamgar con Olmert non è stato niente di più che un semplice briefing. “Shamgar ha chiesto di incontrare il Primo Ministro semplicemente per spiegargli la situazione; si è trattato di un incontro generale che non ha condotto da nessuna parte” ha sostenuto.

Nel frattempo gli aiuti economici all’Etiopia si stanno esaurendo. La Conferenza Nord Americana Dell’Ebraismo Etiope (NACOEJ) ha detto di essere sempre in corsa, ma che gli sponsors stanno abbandonando. “La verità è che non abbiamo soldi” ha detto Jim Lodge, vicepresidente di uno dei principali sponsor della NACOEJ, “non si tratta di non interesse, ma è semplicemente al di là del nostro budget”.

La federazione di New York dell’UJA dice che continuerà a finanziare le operazioni in Etiopia fino ad una decisione finale del Governo. ” Se la decisione del Governo israeliano è definitiva e Israele interromperà il programma, noi non continueremo a sostenere operazioni di aiuto a persone che non faranno aliyah” ha detto David Mallach, managing director della Commissione sul Popolo Ebraico della federazione dell’UJA.

Nonostante l’incerto futuro, Getu Zemene, che a Gondar dirige l’utilizzo degli aiuti, scrolla le spalle. ” Noi continueremo a fare quello che stiamo facendo” dice.

jta.org/cgi-bin/iowa/news/article/200806120611falashend.html